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MILANO - Da un comunicato stampa pervenuto stamane in Redazione da parte della GSA, Gruppo Servizi Associati, società leader a livello europeo nel campo della sicurezza e prevenzione antincendio, oggi specializzata nella fornitura di tutta la catena di sicurezza a protezione di infrastrutture critiche, edifici pubblici e impianti industriali, apprendiamo che la Commissione di Garanzia dello sciopero ha intimato in data 21/07/2022 la Filt Cgil alla revoca dell’astensione generale dal lavoro prevista per il 25 luglio 2022. Ciò in quanto esso sarebbe stato proclamato senza rispettare le procedure di raffreddamento previste dalla legge 146/90 in tema di regolamentazione del diritto di sciopero.
Al di là dei dettagli sui quali non intendo entrare, data l’economia della presente riflessione, mi preme sottolineare che la GSA rimprovera alla Filt Cgil di avere operato “in maniera totalmente arbitraria il disconoscimento del contratto Anisa che oggi impiega non meno di 15.000 lavoratori, a fronte del riconoscimento di un diverso contratto di lavoro Angaf utilizzato esclusivamente per le Guardie ai Fuochi nei porti che conta non più di 400 lavoratori” e di avere rifiutato il confronto sull’eventuale unificazione dei contratti, nonostante la disponibilità dell’azienda “a negoziare l’assegnazione di elementi accessori della retribuzione”.
Insomma, un film già visto, la Cgil non riconosce contratti che nei fatti si dimostrano di riferimento per una determinata categoria come quello stipulato da Sna con la Fesica Confsal e Confsal Fisals definito addirittura contratto “pirata” nonostante sia applicato a oltre 20.000 buste paga dei dipendenti di agenzia e, arroccandosi su posizioni di intransigenza derivanti dalla presunzione di essere sigla sindacale maggiormente rappresentativa, rischiano di perdere il contatto con la base dei lavoratori.
Non a caso negli ultimi dieci anni i contratti collettivi nazionali di lavoro si sono moltiplicati passando dai 551 del 2012, ai 992 del 2021, con un incremento non proprio fisiologico dell’80 per cento. Un dato non sempre derivante dal dumping contrattuale, quanto piuttosto dalla convinzione, ormai diffusa, che sedere a un tavolo di trattativa non è un diritto o un privilegio acquisiti una volta per tutte, ma il risultato del peso negoziale che ciascuna sigla è in grado di conquistare e successivamente di mantenere nel tempo.
Roberto Bianchi

GRUPPI AZIENDALI ACCREDITATI SNA

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